LA DISUGUAGLIANZA TRA REGIONI NELLA SPESA SANITARIA: IL DIRITTO ALLA SALUTE DEI CITTADINI VARIA A SECONDA DEL LUOGO DI RESIDENZA

La fruibilità al diritto alla salute non è uniforme sul territorio nazionale e risulta più onerosa in relazione al luogo di residenza. È quanto emerge dalla relazione sulla gestione finanziaria degli Enti locali e delle Regioni, pubblicato dalla Corte dei Conti. I dati di rendiconto segnalano il dislivello registrato nel quadriennio 2011-2014, con un aumento del peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva, il 75,5% nel 2014 contro un 74,1% del 2013, e una diminuzione dei pagamenti, 3,1 miliardi in meno rispetto al 2013. Traducendo i dati in termini di contabilità nazionale, nel 2014 la spesa sanitaria è cresciuta di 984 milioni, pari allo 0,9%: si tratta del primo incremento di spesa del quinquennio 2010-2014. La spesa farmaceutica invece conferma il trend individuato a partire dal 2010: l’incremento delle compartecipazioni versate dagli assistiti si trasportano in una diminuzione della spesa convenzionata netta, in calo del 2,99%, e in una crescita ospedaliera pari al 8,36%, assieme alla distribuzione diretta in aumento del 7,73%.

Entrando nello specifico delle Regioni, si registra una crescita degli impegni pari al 6,9%, vale a dire una spesa media che varia dai 2.285 euro al Nord, 2.589 al Centro, 2.536 al Sud e 3.733 nelle Regioni a Statuto speciale, per un indebitamente regionale, incluso il debito con oneri a carico dello Stato, pari a 67 miliardi, con un aumento di circa 5,7 miliardi rispetto al 2013. Tutto ciò si traduce in un debito sanitario che passa da 23,8 miliardi a 30,7 miliardi, con un debito medio pro capite che arriva a 1.043 euro, da 931 euro.

Le differenze di spese regionali nel comparto sanitario si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche dei cittadini, sempre più costretti a rivolgersi a enti privati per poter provvedere alla propria salute.